2 febbraio 2009

1 febbraio 2009, domenica sera. Già pensavo “che palle, domani devo andare al lavoro…”

02 febbraio: una telefonata mi svegliava all’alba.

Dall’altro capo del telefono mio nonno, confuso e balbettante, cercava di dirmi che mia nonna era distesa in terra e non gli rispondeva.

Ho chiamato subito l’ambulanza, confusa anch’io, i miei genitori sono partiti per andare a casa dei nonni, a 5 minuti di strada, per capire cosa stesse succedendo.

Mia nonna era distesa in una pozza di sangue, ma quella era solo una conseguenza di quanto era successo.

Il suo cuore aveva smesso di battere, improvvisamente, e lei cadendo aveva rotto con la testa il vetro di una porta.

Mio nonno che stava dormendo al piano superiore non si era accorto di nulla (parliamo di una persona anziana, con problemi di udito e un principio di Alzheimer) e quando si era svegliato era ormai troppo tardi.

Probabilmente sarebbe stato troppo tardi comunque. Il cuore ha le sue ragioni, che la mente non conosce, e il suo cuore ha deciso di farci questo scherzetto.

Dio solo sa quanto ho pregato in quei momenti prima di sapere cosa fosse successo… ho sperato… ma nulla.

Mia nonna aveva 69 anni appena compiuti ed era un carro armato.

Aveva l’argento vivo addosso, non stava mai ferma, doveva sempre fare e aiutare.

Quella notte era sveglia per fare i conti del bar dell’oratorio. Fosse stata a letto si sarebbe semplicemente addormentata senza più svegliarsi, ma la morte l’ha trovata sveglia e viva, davvero.

Improvvisamente mi sembrava di vivere la vita di qualcun altro.

Lei, la mia colonna, non c’era più e mio nonno per lo shock aveva avuto una regressione legata all’Alzheimer che l’aveva riportato indietro con la testa di almeno 10 anni e da cui non si è più ripreso; 3 anni dopo, 3 anni di ricoveri, assistenza e malattia, è mancato anche lui.

Svegliarsi e scoprire che una persona, in piena salute, così importante per te non c’è più è un dolore che tuttora faccio fatica a spiegare e che è ancora vivo in me.

Mi capita di svegliarmi di notte e girare per casa controllando che stiano tutti bene; è un po’ da psicopatica, me ne rendo conto, ma è uno shock che ti lascia degli stati di panico importanti.

Chi era mia nonna? Mia nonna era una matriarca.

Aveva cresciuto i suoi figli da sola, perché mio nonno era quasi sempre via per lavoro. Poi aveva cresciuto i suoi nipoti.

Moglie di un autista, non aveva la patente ma con la sua bicicletta rossa e soprattutto con la sua volontà andava ovunque.

Non amava cucinare, ma aveva i suoi cavalli di battaglia e il suo riso in bianco resterà il più buono mai mangiato.

Cuciva, ricamava, sferruzzava.

Mai con le mani in mano, non tollerava che nemmeno noi stessimo senza fare nulla.

Ci aiutava a fare i compiti, ci correggeva moltiplicazioni e divisioni rigorosamente senza calcolatrice.

Una tosta. Scorpione, come sua madre, come me.

Se doveva dirti qualcosa non si faceva problemi.

Sempre pronta a cazziarci per il nostro disordine cronico, perché “ordine vuol dire mettere ogni cosa al posto giusto, al momento giusto”.

Una che se non ti vedeva a messa ti chiedeva perché non fossi andata.

Aveva dei difetti, assolutamente, su certe cose aveva la mentalità chiusa e tradizionalista di una donna del 1939 e farle cambiare idea non era nemmeno da pensare.

Quante volte è mancata in questi anni. Non ha conosciuto mio marito, non c’era al mio matrimonio, non ha visto nascere le mie figlie…

La sua mancanza è stata ed è tuttora incolmabile.

Sono cambiata così tanto dalla sua scomparsa che spesso mi chiedo se approverebbe la donna che sono oggi.

A volte penso di essere diventata troppo razionale, forse un po’ cinica. Mi sono costruita uno scudo per proteggermi da sola dalla intemperie della vita, perché lei non c’è più a proteggermi. 

E di intemperie ne sono arrivate, ma anche arcobaleni. Due in particolare, Bianca e Adele.

2 anni fa, in questo periodo, l’ho sognata; sarà successo 2 o 3 volte da quando non c’è più. Stava davanti ad una porta aperta e riuscivo ad avvicinarmi a lei tanto da toccarla. Qualche settimana dopo scoprivo che dentro di me c’era una nuova vita, Adele, che sarebbe nata un giorno prima del compleanno di mia nonna. Scorpione, ascendente scorpione, anche lei.

Io ho voluto vederlo come un regalo, un segno che lei è sempre con me.

Per questo continuo a ricordarti, perché vivere nel cuore di chi resta significa non morire mai.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...