Non hai più vent’anni

Questo è un post di autoconvincimento.

E’ arrivato il mio compleanno e quest’anno sono 31!

L’anno scorso mentre salutavo i vent’anni e diventavo una trentenne ero piuttosto impegnata; per la precisione ero di 38 settimane, avrei partorito 9 giorni dopo e il mio ultimo pensiero in quel momento era “Oddio, non ho più vent’anni!”.

Credo fortemente che non contano gli anni, quanto i traguardi raggiunti e soprattutto l’essere soddisfatti di dove si è arrivati; io l’anno scorso, il 1° novembre, ero molto soddisfatta di me stessa, di quel pancione pronto a esplodere e di Bianca seduta sopra!

Adesso sono ancora più soddisfatta quando vedo le mie bambine ridere insieme… era quello che desideravo da tutta una vita.

Il fatto è che io 31 anni proprio non me li sento!

A detta degli altri nemmeno li dimostro, di solito me ne danno 25, se sono struccata anche meno! Ricordo ancora quella volta che dovetti mostrare il documento di identità al postino che non voleva consegnarmi la raccomandata perché pensava fossi minorenne…

Probabilmente è una cosa genetica, considerato che mia mamma è stata scambiata più di una volta per la mamma di Bianca!

Molte volte mi è capitato che, vedendomi con una sola delle bambine, mi dicessero “Ma che bello così giovane e già con una bambina!” e quando io rispondevo “Beh, veramente ne ho anche un’altra…” sgranassero gli occhi… Nella migliore delle ipotesi si limitavano a un delicato “Ma sei giovanissima!” a cui io potevo rispondere con un sorriso. Nel caso peggiore arrivava la domanda indelicata “Scusa, ma quanti anni hai?!” E allora non potevo fare finta di niente e dovevo rispondere “Non sembra, ma sono 30…”

Quanto anni mi sento?

Boh, non lo so nemmeno io… dovendo scegliere forse direi 27, perché è quando sono diventata mamma e l’età è diventata solo un numero sulla carta d’identità.

In verità io ho età diverse a seconda delle situazioni…

Ho 31 anni all’anagrafe.

Ho 4 anni quando gioco con le mie bambine sdraiata per terra; me ne sento decisamente di più quando cerco di rialzarmi…

Ho 15 anni quando alzo la radio a palla perché passa una canzone che mi piace.

Ho 25 anni quando esco da sola con mio marito (e riesco anche a truccarmi, mettere gli orecchini e abbinare la borsa); me ne sento il doppio quando la mattina seguente le mie figlie mi tirano giù dal letto e io sono rincoglionita perché ho bevuto 1 bicchiere di vino… (addirittura eh?!)

Ne ho 80 quando mi ritrovo a godere dell’arrivo dell’autunno, che una volta consideravo così triste e adesso trovo meraviglioso…

Il tempo passa, ma io non tornerei mai ai miei 18 anni; comincio ad avere qualche capello bianco (5 o 6…), ho le occhiaie “da mamma” quasi perenni, eppure mi sento bellissima, forte e soprattutto consapevole. A trent’anni mi sto godendo finalmente il viaggio, consapevole della strada fatta, ma soprattutto di quanta ancora ce n’è da fare; Sono più buona con me stessa, sono più paziente (ma c’è ancora tanto lavoro da fare!). Apprezzo ogni attimo, perché so che è prezioso e unico, immagino nuovi percorsi… imparo da ogni caduta. Dico quello che penso (quasi sempre – per i quaranta avrò perfezionato anche questa cosa) e difficilmente mi faccio mettere i piedi in testa.

Dei vent’anni conservo la capacità di stupirmi e sognare, ma questo è anche merito delle mie figlie.

Amo intensamente.

Non c’è un’età a cui vorrei ritornare, perché la migliore è quella che sto vivendo adesso.

Tanti auguri a me!

comple

“Sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l’angoscia dell’attesa, non è incominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo, a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e in avanti, a meditare sulla nostra fortuna…”

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