Fuga dalla città (kids free)

Quest’anno, il 5 giugno, abbiamo festeggiato 7 anni di matrimonio e a settembre festeggeremo 10 anni dal giorno in cui io e mio marito ci siamo incontrati.

10 anni? Davvero??? E dove sono volati???

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10 anni fa… ❤ 

Dalla nascita di Bianca, come spesso succede, ci siamo un po’ sacrificati come coppia e proprio per questo da tempo meditavamo una fuga d’amore, solo noi due. E così, l’anno scorso, pochi giorni prima della nascita di Adele, mio marito l’ha fatto: ha comprato 2 biglietti per la meta che è stata la nostra prima vacanza insieme, la Sardegna. Saremmo partiti solo io e lui, lasciando con la nonna due bambine di 3 anni e mezzo e 7 mesi, una pazzia pensando che Adele non era nemmeno nata! Ma ormai avevamo prenotato.

I mesi sono passati, il nostro weekend si avvicinava e l’ansia saliva. Ricordo che qualche giorno prima di partire ero nel letto, con lo sguardo perso nel vuoto e un groppo in gola…

Come avrebbero fatto le mie bambine senza di me?

Soprattutto Adele che, anche se è svezzata, allattavo ancora almeno al mattino.

Premesso che la nostra fuga sarebbe stata davvero velocissima, partenza giovedì pomeriggio e ritorno sabato pomeriggio.

Arriva il giovedì, le preparo, le portiamo al nido e all’asilo, poi torno a casa e comincio a preparare la valigia e lì comincia a farsi sentire un senso di leggerezza… Un trolley microscopico è sufficiente, non devo portare termometro, aspiratore nasale, tachipirina: in un attimo la valigia è pronta e via verso l’aeroporto!

L’ansia diminuisce quando passiamo i controlli, però continuo a pensare a loro, a quando torneranno a casa e noi non saremo lì, per chiedere a Bianca com’è andata la sua giornata, per abbracciare Adele.

Saliamo sull’aereo e riesco anche ad appisolarmi… una volta ero un ghiro, su qualsiasi mezzo di locomozione mi trovassi, cadevo in un sonno profondo 2 minuti dopo la partenza (a volte anche prima), ma da quando è nata Bianca non riesco più, non perché mi disturba – durante i pochi voli che ha preso ha sempre dormito – ma penso per una questione psicologica…

Quando mi sveglio ormai è andata, guardo dal finestrino e vedo le coste bianche e sabbiose che baciano le acque cristalline. Scendiamo dall’aereo, ritiriamo la macchina e partiamo in direzione Stintino. Come da tradizione andiamo diretti alla spiaggia de La Pelosa. Dal finestrino comincio a sentire il profumo della macchia mediterranea, poi finalmente eccola…

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Torre de “La Pelosa” Stintino

Il Maestrale in faccia che scompiglia i capelli, il profumo del mare e dei cespugli di mirto.

La pace.

Non penso a nulla, non dico nulla.

Guardo mio marito e gli sorrido.

Abbiamo passato due giorni splendidi, abbiamo mangiato pesce e bevuto vermentino fresco, ci siamo scottati, abbiamo fatto il bagno nell’acqua trasparente, abbiamo chiacchierato, siamo stati in silenzio a goderci il momento.

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Un’ultima passeggiata sulla spiaggia deserta, prima di ripartire.

Nel frattempo da casa arrivavano notizie confortanti e Bianca correva al telefono per salutarci, tutta felice. Siamo tornati rigenerati, con tanta voglia di vedere le nostre bambine ed ho scoperto tante cose.

Ho scoperto che le bimbe sono state davvero bene, anche senza di noi e che quando siamo tornati erano felici di vederci; ho scoperto che Adele sa bere il latte anche dal biberon, non solo dalla tetta e che ha tagliato il suo primo dentino proprio mentre eravamo via.

E su di noi. Ho scoperto che fa bene prendersi del tempo come coppia, ho scoperto che siamo ancora i fidanzatini di 10 anni fa, ma il nostro amore è cambiato, è più forte. Non siamo più solo noi, si è raddoppiato e materializzato nelle vesti di due dolcissime creature.

Il nostro amore non è più impetuoso come il Maestrale, è rassicurante come la sabbia sotto i piedi, come quella torretta che è sempre lì, con il sole e con le mareggiate, pronta ad accoglierci e a dirci “Bentornati!

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P.s. mio marito non ha ancora letto il blog, forse questa è la volta buona! 😉

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